Appropriazione Indebita Eureka Srl

Nel 2015 è stato contestato alla Eureka Service Srl, società di recupero crediti di Pomezia, il delitto di appropriazione indebita perchè tratteneva illecitamente e per scopi personali le somme riscosse dal pagamento di tasse comunali.

I responsabili della ditta sono stati tratti in arresto a seguito della scoperta, da parte degli inquirenti, delle utilità ottenute dall’escussione di somme dovute dagli utenti per la tariffa di igiene ambientale (TIA), oggi TARES (tariffa rifiuti e servizi), mai riversate sul conto della AMBI.EN.TE. SPA, a totale capitale pubblico.

Quest’ultima aveva ricevuto dai comuni della provincia di Roma e Frosinone l’incarico di eseguire il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti nelle aree comunali precisate e si era rivolta ad una società esterna, la Eureka Service Srl, appunto, per attivare il recupero del mancato credito da parte dei cittadini inadempienti.

Tra le due società ricorreva un rapporto di appalto che prevedeva le modalità di riscossione nonché la clausola di riversare alla committente le somme ricavate.

L’appalto però,così come eseguito dalla Eureka Service, fuoriusciva dagli schemi contrattuali e generava in capo alla stessa un illecito provento poiché,ricevuto il pagamento, ometteva di ottemperare l’impegno, appropriandosi del denaro e dando una destinazione diversa al vincolo.

Secondo le autorità la condotta appropriativa si è consumata proprio tramite il mancato versamento del dovuto, originando in capo agli indagati il convincimento di operare uti dominus sul denaro di proprietà dello Stato.

L’altruità dell’oggetto giuridico del delitto (soldi pubblici) e le modalità di svolgimento dell’azione hanno consentito agli inquirenti di contestare il delitto di appropriazione indebita di cui all’art. 646 c.p.

Riscossione contante del denaro

Nello specifico EUREKA ServiceSrl operava tramite un suo mandatario che, contrariamente a quanto pattuito con l’AMBI.EN.TE. SPA, concedeva agli obbligati la possibilità di pagare mediante rate e con denaro contante, che veniva trasferito non nelle casse della committente ma nei conti correnti personali degli arrestati, i quali provvedevano a ritirarlo con carte di credito o operazioni di sportello.

Diverse volte si è anche verificato che le somme venissero suddivise in modo tale che una parte del debito fosse riversato nel conto della appaltante tramite bonifico bancario, mentre le restanti rate venissero pagate in contanti, grazie alla promessa di sconti per chi preferiva tale modalità di pagamento e trasferite nei conti personali degli indagati.

Le indagini hanno consentito di dimostrare chele somme in contanti indebitamente trattenute e non versate alla AMBI.EN.TE. SPA ammontassero a circa 215.000 euro, mentre le vittime fossero circa 90 tra privati e aziende, quasi tutte appartenenti ai comuni di Ariccia (tra i quali molti titolari di Fraschette) e Ciampino.

Per tali soggetti è stata attivata la procedura di restituzione del credito mediante decreti ingiuntivi e nel frattempo le autorità si sono messe alla ricerca di altri cittadini lesi, dal momento che il bacino d’utenza della società incriminata era molto vasto.

La convinzione di aver pagato

È palese il danno subito dalle persone offese: chi pagava la tassa era convinto di fare fronte al debito nei confronti del comune e di agire, ancorché in ritardo, quale buon cittadino, nell’adempimento del proprio dovere di pagamento delle tasse; viceversa è stato ingannato, non solo perché i soldi pubblici venivano intascati dai criminali(che li utilizzavano per i propri interessi e non per rispenderli per il bene comune), ma anche perché adesso la tutela civilistica del rimborso deve attendere i tempi giudiziari della procedura esecutiva, con il rischio che tali soldi non esistono più nelle tasche degli indagati.


Carabinieri di Ariccia

La procura della Repubblica di Velletri ha avuto il compito di coordinare le indagini, partite dalla Stazione dei Carabinieri di Ariccia tra il maggio 2014 e giugno 2015. Gli inquirenti hanno raccolto i gravi indizi di colpevolezza e arrestato tre persone di 54, 53 e 50 anni, ritenuti responsabili di truffa pluriaggravata e continuata ai danni dello Stato, appropriazione indebita ed esercizio abusivo di una professione.

Essi avevano ruoli specifici all’interno della società di recupero crediti EUREKA SERVICE SRL, trattandosi del legale rappresentante, del dipendente incaricato alla riscossione e del responsabile legale che esercitava illegalmente la professione di avvocato, non avendo titolo.

Le indagini hanno anche condotto al sequestro dei locali della società e al recupero abbondante documentazione utile come prova nel processo.

Arresti Domicialiari per i 3

Una volta rintracciati i gravi indizi di colpevolezza e il presupposto delle esigenze cautelari, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri ha disposto la misura degli arresti domiciliari a carico dei tre soggetti ed un sequestro preventivo fino al raggiungimento della somma di 215.000 euro.

Si è trattato dei beni mobili ed immobili inseriti in 17 conti correnti, 9 veicoli, 5 immobili e varie quote societarie in possesso degli indagati.

Reati da Colletto Bianco

Con il termine criminalità del colletto bianco si indicano i comportamenti delittuosi attinenti alle attività economiche poste in essere da imprese e da soggetti appartenenti ai ranghi più elevati della società, nel corso dell’attività professionale.

La caratteristica di tali crimini consiste nell’essere i criminali già beneficiari di privilegi e ricchezze.

Essi non agiscono per povertà o devianze psicologiche, ma con l’idea di incrementare sempre più il loro profitto, da reinserire in un circuito economico personale e non per il bene collettivo.

Chi si impossessa del denaro pubblico agisce infatti per avere utilità e vantaggi, pagare spese personali o permettersi beni di lusso non altrimenti acquistabili e in generale fare in modo di mantenere la posizione di prestigio vantata, magari appoggiandosi alle mafie locali.

Vittime delle condotte criminose sono coloro i quali sono collocati più in basso nella piramide sociale, come consumatori, dipendenti; tra le vittime figura spesso e volentieri anche lo Stato, leso dalle frodi fiscali e dalle corruzioni dei pubblici funzionari.

Secondo studi di criminologia un ruolo importante è rivestito dalla considerazione che l’agente ha di sé stesso.

Mentre il ladro sa di essere tale e la collettività stessa lo considera un criminale, l’uomo con un ruolo sociale si considera un cittadino rispettabile e, nel complesso, questa è anche l’opinione della pluralità.

Tuttavia la coscienza sociale è sempre più attenta ai danni provocati dai reati commessi da imprenditori, dirigenti, politici, e conferisce maggiore peso ai profitti illegali ottenuti da costoro, soprattutto quando ci si sente rubati di un bene molto scarso in questo periodo di crisi, ossia il denaro pubblico.

Inoltre, sempre secondo gli esperti, i soggetti in questione agiscono senza essere tormentati da scrupoli di coscienza in quantogodono dell’appoggio del loro ambiente e non ledono direttamente un altro individuo.

Nel reato del colletto bianco non si vede in faccia la persona lesa e la complessità e la diffusione nello spazio e nel tempo degli effetti di tali reati, facilitano la possibilità di tenere nascoste le “furberie”.

L’opinione di fondo è quella secondo cui rubare alle istituzioni, allo Stato o ad una massa indistinta di persone (cittadini in genere, consumatori), senza vedere in faccia la vittima o nella convinzione che il derubato abbia una grande disponibilità di sostanze, fa apparire l’azione come un non delitto (ad esempio il reo non crede di compiere un furto vero), proprio perché si pensa che non ci sia un effettivo danno.

In realtà le conseguenze esistono e sono molto gravi non solo da un punto di vista di morale e di giustizia, ma anche dal punto di vista concreto, degli effetti negativi sulla pluralità, che non può usufruire del ricircolo del denaro a proprio favore.

La magistratura è un argine, ma sicuramente l’inversione di tendenza dovrà iniziare dalle piccole cose e dalle nuove generazioni cui insegnare che le cose pubbliche sono anche proprie e richiedono il medesimo rispetto.

Casi Simili

Le indagini della Guardia di finanza condotte da giugno 2010 a dicembre 2011, hanno condotto all’accusa del delitto di appropriazione indebita per i gruppi consiliari della regione Emilia Romagna.

 Costoro avrebbero utilizzato i soldi dei contribuenti per pagare fiori augurali, beneficienza e cene, ma anchespese telefoniche, abbonamenti e ricariche.

Ci sarebbero state anche ricariche a utenze diverse da quelle dei consiglieri ed è stato segnalato che in 19 mesi i rimborsi richiesti ed ottenuti ammonterebbero a 91mila europer il PD, mentre per gli altri gruppi le cifre sono per il Pdl, 21.000 euro, per l'Udc 11.000 euro e per il M5S 5.500 euro.

All'interno delle diverse formazioni ci sono anche consiglieri che avrebbero a proprio carico cifre rilevanti.

È stato nel mirino degli inquirenti anche il Parma calcio, per dieci anni di appropriazione di soldi pubblici, a causa della mancata attività di controllo che avrebbe dovuto esercitare un Comitato di sorveglianza appositamente nominato per vigilare sulla liquidazione coatta amministrativa della “Gestione Fuori Bilancio”.

Infine i magistrati milanesi hanno scoperto flussi di denaro che venivano dai tributi locali della città di Napoli, tra cui la tassa rifiuti, dal 2001 al 2009.

In particolare una concessionaria di riscossione dei tributi per enti pubblici per il Comune di Napoli, invece di raccogliere i tributi trattenendo solo l'agio, si sarebbe intascata i soldi. Tra gli indagati c’è anche un dirigente del comune, amministratori di fatto e di diritto delle società. L’inchiesta ha condotto a 5 arresti per il reato di bancarotta per 18 milioni di euro e peculato per 50 milioni.

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