A Monte Compatri riprende la ristrutturazione del Palazzo Altemps

palazzo altemps monte compatriDopo una lunga serie di peripezie e di rimbalzi da un Tribunale all’altro, da un’indagine all’altra, il Consiglio di Stato, con ordinanza del 10 maggio 2011, si pronunciava in via definitiva sui lavori di ristrutturazione di Palazzo Altemps, consentendo la prosecuzione degli stessi e annullando la precedente sentenza del Tar, che aveva al contrario individuato degli ostacoli al proseguimento della ristrutturazione.

Palazzo Altemps: un piccolo gioiello da recuperare

Va innanzitutto premesso che l’immobile in oggetto, Palazzo Altemps, rappresenta uno dei fiori all’occhiello del paese di Monte Compatri e potrebbe attirare ogni anno numerosi turisti nel piccolo Comune alle porte di Roma.

Venne commissionato nel 1582 dal Cardinale Marco Sittico Altemps, che aveva acquistato il feudo dalla famiglia Colonna e disposto subito dopo la costruzione del Palazzo. Successivamente, nel 1613, l’intero feudo veniva ceduto al Cardinale Scipione Caffarelli Borghese.

Nel 2004 l’edificio, oramai quasi ridotto ad un rudere, era acquistato dal Comune di Monte Compatri, il quale subito avviava l’iter necessario per una sua completa ristrutturazione, con lo scopo di riportare il Palazzo ai suoi antichi splendori e trasformarlo in uno dei siti più visitati dell’area dei castelli romani.

La ristrutturazione: quasi una commedia all’italiana

È necessario però attendere il 2008 per assistere a un caso tutto italiano, in cui si è riusciti a trasformare quasi in una commedia l’intervento di ristrutturazione di un Palazzo che a tanti fasti aveva assistito in passato.

Il 9 giugno 2008, con nota protocollare n. 915, la Soprintendenza Architettonica del Lazio si pronunciava sulla proposta del Comune di Monte Compatri di procedere alla ristrutturazione di Palazzo Altemps, sito sottoposto a tutela, dando parere favorevole all’esito dell’analisi di tutta la documentazione trasmessa dall’amministrazione comunale.

A tal fine, il 18 novembre dello stesso anno la Regione Lazio, con delibera di Giunta Regionale n. 824, concedeva un finanziamento di 700.000 euro, che si andavano ad aggiungere ai 300.000 euro prelevati dalle casse comunale, per un totale stanziato per la ristrutturazione di un milione di euro.

Tuttavia, dopo il bando di gara, nonché dopo l’affidamento e l’inizio dei lavori, iniziavano i primi problemi e venivano posti i primi ostacoli alla prosecuzione degli stessi, non trovando evidentemente l’appoggio di tutte le parti politiche del Comune. Il Pd presentava un esposto alla Direzione Regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la quale intimava al Comune di Monte Compatri la sospensione immediata dei lavori.

Era l’inizio di un braccio di ferro consumato dinanzi ai giudici e combattuto su più fronti, che non si concludeva prima di diversi anni.

L’impugnazione dinanzi al Tar e la denuncia alla Procura della Repubblica

Avverso la sospensione dei lavori disposta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali il Comune di Monte Compatri proponeva ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, al fine di veder annullare un provvedimento ad avviso dell’amministrazione comunale illegittimo. La Soprintendenza da canto suo inviava l’Architetto Raffaella Strati sul posto, così da compiere un sopralluogo e analizzare nel merito l’opportunità di autorizzare la ripresa della ristrutturazione del Palazzo cinquecentesco; la professionista, preso atto del grave stato di degrado in cui l’edificio si trovava al momento del sopralluogo, riteneva che i lavori non avrebbero dovuto arrestarsi, atteso il rischio che l’immobile rappresentava per l’incolumità pubblica.

Il Tar si pronunciava sulla richiesta di sospensiva del provvedimento della Direzione Regionale del Ministero con ordinanza del 2 settembre 2010, aderendo alle posizioni del Comune di Monte Compatri e consentendo pertanto che i lavori riprendessero.

Una feroce lotta politica porta la ristrutturazione in Procura

Ma tale decisione non placava la feroce opposizione fatta da alcuni esponenti del Pd del paese, da sempre fortemente contrari a tale iniziativa di ristrutturazione di un sito storico di notevole interesse per il piccolo Comune, i quali nuovamente presentavano un esposto volto a chiedere che si accertasse la legittimità dell’attività intrapresa tempo prima; questa volta però l’esposto veniva presentato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, conducendo il tutto anche su un piano penale.

Nel frattempo il procedimento dinanzi al Tar, che come detto si era già pronunciato sulla sospensiva, andava avanti per l’analisi del merito della questione, sino alla sentenza depositata il 1° marzo 2011. I giudici amministrativi sostenevano in tale provvedimento che ogni discussione sorta sulla legittimità o meno dell’inizio dei lavori di ristrutturazione fosse in realtà da ricondurre ad un’erronea interpretazione del provvedimento della Soprintendenza.

Un’equivoca intepretazione fra Comune e Soprintendenza alla base di ogni provvedimento

E infatti, a quanto pare, il parere di questa si prestava ad un equivoco ermeneutico che aveva indotto in errore il Comune, il quale, dopo aver interpretato in maniera scorretta il provvedimento, aveva erroneamente ritenuto che la Soprintendenza avesse aderito al progetto di ristrutturazione. Tale errore era poi stato ulteriormente perpetrato a causa dell’inerzia della Soprintendenza, che non aveva fatto nulla per chiarire la sua precedente posizione, allontanando ogni dubbio sul reale significato del provvedimento.

Insomma, un equivoco tutto italiano che non aveva precedenti. Il Comune aveva iniziato i lavori sulla base di un parere che evidentemente nessuno aveva capito. La Soprintendenza dal canto suo aveva redatto un parere che, a quanto sembra, non era poi così facilmente comprensibile. Si era scambiato il bianco con il nero.

La decisione del Consiglio di Stato sospende il Tar e dà ragione al Comune

Ma non finisce qui.

Il Comune di Monte Compatri insisteva nel percorso giudiziario, impugnando la sentenza del Tar che in sostanza aveva quasi ridicolizzato i dipendenti comunali che avevano confuso, a dire dei giudici, un esito sfavorevole con un esito favorevole, ricorrendo al Consiglio di Stato per l’annullamento di tale pronuncia.

La situazione veniva nuovamente capovolta nel secondo grado di giudizio, quando il Consiglio di Stato, accogliendo totalmente le ragioni addotte dal Comune di Monte Compatri, con ordinanza del 10 maggio 2011, sospendeva la predetta sentenza del Tar e consentiva la nuova prosecuzione della ristrutturazione, che per l’ennesima volta si era arrestata e poi era stata riavviata.

In conclusione, la giustizia amministrativa, dopo un lungo percorso e diversi cambi di fronte, dava definitivamente ragione al Comune di Monte Compatri.

Ma la sentenza penale condanna il Sindaco per Abuso Edilizio

Tuttavia, l’ennesimo paradosso si verificava quando si giungeva alla sentenza nel processo penale, che nel frattempo si era svolto parallelamente a quello amministrativo, originato dall’esposto precedentemente presentato alla Procura della Repubblica.

Ancorchè la vicenda fosse stata abbondantemente chiarita in sede amministrativa, il Tribunale di Velletri condannava il Sindaco di Monte Compatri a quattro mesi di arresto per abuso edilizio, per aver dato avvio ad un intervento di ristrutturazione in assenza dei relativi pareri occorrenti per poter procedere.

Il reato di Abuso Edilizio nella normativa italiana

Va ricordato che il reato di abuso edilizio è previsto dall’art. 44 del T.U. dell’Edilizia, il quale contempla quattro diverse ipotesi di reati contravvenzionali, ossia l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dal testo unico, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire; l’esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione; la lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio; gli interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso.

La ristrutturazione di Palazzo Altemps: una vicenda emblematica che mette a nudo le assurdità delle nostre normative

La storia della ristrutturazione di Palazzo Altemps ci catapulta con una certa prepotenza nel mondo delle assurdità del nostro paese.

È senz’altro vero che anche quando si interviene con opere certamente positive per la collettività e per il bene pubblico, è necessario farlo con le giuste modalità, compatibilmente con le prescrizioni di legge; ma è anche vero che non si può negare quanto in ogni comune le cose diventino estremamente complicate, sino quasi a scoraggiare qualunque tipo di iniziativa.

Solo chi non fa non si espone mai ad errori, denunce, esposti. Quando si cerca di attivarsi per portare un accrescimento alla res publica, ci si imbatte inevitabilmente in mille problematiche e anche, come visto, in condanne.

Tags: Sentenze, Monte Compatri

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