Vivere ad Acilia

Il quartiere di Acilia vive oggi nuova fama grazie al calciatore Alessandro Florenzi, che lì è cresciuto e sta contribuendo con il suo nome a far conoscere una zona che forse gli abitanti della aristocratica Via Camilluccia, a Roma Nord, neanche sanno faccia parte del Comune di Roma.

Vento dell'Est, processi ed arresti

Il “Vento dell’Est” ha investito Acilia lo scorso luglio, lasciando dietro di sé soltanto arresti e processi.

È questo il nome dell’operazione condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Roma, che hanno arrestato e tratto in carcere nove membri del noto clan Guarnera di Acilia. I reati contestati vanno dall’estorsione fino al traffico internazionale di stupefacenti, passando per l’illecita concorrenza con violenza e minaccia eseguite con modalità di stampo mafioso.

In altri termini, non un quartiere in cui vivere una vita serena in questa situazione.

Le indagini hanno evidenziato come ad Acilia i fratelli Guarnera avessero organizzato e promosso un vero e proprio clan mafioso, sulla scia del clan dei Casalesi di cui in passato avevano fatto parte. Il programma era chiaro: istituire una piramide di gerarchia criminale in cui la famiglia Guarnera rappresentava il vertice e la manovalanza, ossia il braccio armato dell’organizzazione, era invece costituito dagli albanesi.

Per poter realizzare il progetto e pian piano giungere a gestire in regime di monopolio tutto il mercato delle slot machine della zona, il clan poteva contare anche su collaboratori esterni, in veste di consulenti esterni della criminalità romana, come Luciano Crialesi e Renato Santachiara, ex appartenenti alla banda della Magliana, i quali, da bravi manager, si erano occupati di instaurare accordi di non belligeranza con il vicino clan dei Fasciani, operante ad Ostia.

In questo modo l’organizzazione si assicurava l’azione indisturbata ed esclusiva nella zona di Acilia.

L’ambizione era rappresentata dalla conquista anche del territorio di Guidonia, nella zona est della città, grazie a compiacenti imprenditori che del clan si avvalevano per essere maggiormente “persuasivi” nelle richieste.

Ebbene, un gruppo criminale in assoluta ascesa nella zone d’ombra della capitale.

Si pensi che il braccio armato, quello come detto costituito dagli albanesi e capeggiato da Arben Zogu, detto Riccardino, aveva in breve tempo guadagnato il rispetto di un’altra ben nota personalità romana, Massimo Carminati, mediante l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di narcotici; la Guardia di Finanza ha documentato tra le altre un’operazione che ha visto l’arrivo dalla Spagna di più di venti chili di cocaina, tutti destinati al mercato romano.

Il quartiere di Acilia trasformato nella culla della nuova criminalità; luogo di scontri e incontri tra personalità come Elis Coku, narcotrafficante detto Santa Lusia, Elvis Demce, detto Cesare, anche lui coinvolto nella gestione del mercato degli stupefacenti e recentemente arrestato per aver ordinato l’omicidio di un concorrente a Velletri, o ancora Ettore Abramo, detto Pluto, magazziniere delle partite di droga importate a Roma e noto membro della Curva Nord Laziale.

Insomma, il meglio di Roma in termini di criminalità aveva deciso di mettere radici ad Acilia e da lì conquistare la città metropolitana.

In definitiva, però...

Una città come la capitale non può essere inquadrata o definita. La sua popolazione non può essere stigmatizzata. I suoi quartieri non rientrano in alcuno standard.

È tutto così diverso. Si tratta di una città che è una galassia, in cui ciascuna parte rappresenta un microsistema che nulla ha a che fare con quelli vicini. Gli abitanti di Acilia non hanno nulla da condividere con quelli della zona est di Roma, o di Cinecittà, o dell’Eur o, ancor meno, con quelli di Ponte Milvio o dei Parioli.

Tags: Diritto Penale, Acilia

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