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violenza sessuale rumeno genzano di romaIl 30 agosto 2015 un uomo di 30 anni, di nazionalità romena, da moltissimo tempo residente a Genzano di Roma, veniva arrestato dai Carabinieri di Genzano, con l’accusa di aver cagionato gravi lesioni e di aver compiuta violenza sessuale ai danni della cugina, una donna di 34 anni con lui convivente nell’appartamento del centro storico del paese, condiviso anche con altri connazionali.

Ci sono episodi di violenza sessuale che vengono perpetrati senza un’apparente giustificazione.

Non che di solito ce ne possa esse alcuna, ma vi sono senz’altro dei fatti di violenza che in qualche modo sono riconducibili ad un elemento ben preciso, quale lo stato di ubriachezza, l’assunzione di sostanze stupefacenti, la presenza di una patologia che conduce a cercare in famiglia la vittima della propria perdizione, o ancora il non conoscere la vittima e, quindi, il non riuscire a provare alcun tipo di empatia nei suoi confronti.

In questo modo quantomeno possono essere date delle risposte a chi si chiede perché.

Tuttavia, esistono situazioni in cui chiunque cerchi di razionalizzare quanto accaduto e di trovare un filo logico che leghi gli eventi susseguitisi è destinato a rimanere deluso.

Nello stupro consumatosi nell’estate del 2015 a Genzano di Roma non ci sono appigli a cui aggrapparsi per dare un senso al dramma subìto da una giovane donna di 34 anni, con l’unica colpa di aver condiviso l’abitazione, e anche il sangue, con le persone sbagliate.

Ella abitava in appartamento del centro storico del paese, nelle case più vecchie ma con in compenso una bellissima vista sul lago di Nemi, che condivideva con il cugino e con altri connazionali al fine di dividere quanto più possibile le spese.

All’improvviso, il 28 agosto 2015, tale convivenza si è trasformata in un incubo, quando il cugino trentenne, senza alcuna apparente spiegazione, iniziava a malmenarla con calci e pugni, causandole numerose e diffuse ecchimosi. L’uomo manifestava sin da subito quella mattina la volontà di consumare con sua cugina un rapporto sessuale, intenzione che al contrario lei non sembrava affatto condividere.

Nonostante questo, l’uomo non si fermava e iniziava a minacciare sua cugina con un coltello a serramanico e, dopo aver continuato per lungo tempo a picchiare la donna, ella alla fine, esausta, cedeva, non riuscendo più a impedire che quell’uomo, suo cugino, riuscisse nel suo intento.

Non appena consumata la violenza, il cittadino romeno si allontanava dall’appartamento, lasciando la ragazza in uno stato confusionale e di shock, che non le impediva comunque di recarsi presso la caserma dei Carabinieri di Genzano a denunciare l’accaduto.

Le forze dell’ordine provvedevano subito ad accompagnarla nel vicino ospedale di Velletri, dove veniva sottoposta a tutti gli accertamenti e ai relativi prelievi di materiale biologico da effettuarsi in casi di siffatta natura, in vista di quelle che saranno le successive indagini volte all’identificazione del colpevole.

Il ritrovamento del colpevole insanguinato

Subito dopo aver ricevuto la denuncia da parte della giovane donna e aver ottenuto conferma da parte dei medici in ordini alla consumazione di una violenza sessuale, i Carabinieri di Genzano si mettevano alla ricerca di quello che era stato identificato dalla ragazza come l’autore dei fatti.

In primo luogo essi si recavano presso l’appartamento dove si era consumata la violenza, condiviso sia dalla vittima che dal presunto colpevole e qui essi rintracciavano il coltello a serramanico con il quale l’uomo aveva minacciato la persona offesa, ancora sporco del sangue della trentaquattrenne.

L’autore della condotta non si trovava in casa in quel momento e quindi i militari procedevano alla ricerca per le vie del paese; ricerca non molto lunga dato che, come se niente fosse accaduto, l’uomo si trovava nella zona del viale dell’olmata e non stava neppure facendo la fatica di tentare di sottrarsi all’inevitabile arresto.

Lesioni gravi e violenza sulla Cugina convivente

Egli veniva tradotto presso la casa circondariale di Velletri, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per il necessario interrogatorio. L’accusa elevata era quella di lesioni personali e di violenza sessuale aggravata.

Il primo reato è previsto e punito dall’art. 582 c.p., il quale statuisce l’applicazione di una pena da tre mesi a tre anni di reclusione per chiunque cagioni ad alcuno una lesione personale dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente.

È necessario però distinguere a seconda che la lesione sia lieve, grave o gravissima. Quando questa causa una malattia di durata non superiore a venti giorni, allora il delitto sarà punibile esclusivamente a querela della persona offesa, in caso contrario, secondo le disposizioni degli articoli 583 e ss. c.p., potrà procedersi d’ufficio.

In particolare, quest’ultima norma prevede l’applicazione di una pena da tre a sette anni di reclusione nel caso in cui dalla lesione derivi una malattia che mette in pericolo la vita stessa della persona offesa, ovvero una malattia o un’incapacità di intendere e di volere per un periodo superiore a quaranta giorni.

Violenza Sessuale Aggravata ex art. 609 codice penale

Al reato di lesioni, nel caso di specie si aggiunge poi la violenza sessuale aggravata.

L’art. 609 bis c.p. stabilisce che chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

La pena è aumentata, da sei a dodici anni di reclusione secondo i dettami dell’art. 609 ter c.p., quando la violenza è commessa:

1) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici; 2) con l'uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa;3) da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio; 4) su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale;5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici della quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore; 5 bis) all’interno o nelle immediate vicinanze di istituto d’istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa; 5-ter) nei confronti di donna in stato di gravidanza; 5-quater) nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza; 5-quinquies) se il reato è commesso da persona che fa parte di un'associazione per delinquere e al fine di agevolarne l'attività; 5-sexies) se il reato è commesso con violenze gravi o se dal fatto deriva al minore, a causa della reiterazione delle condotte, un pregiudizio grave.

Lo stupro di Genzano di Roma appare quindi perfettamente rientrante nella fattispecie di violenza sessuale aggravata dall’utilizzo di armi.

Violenza fisica e mentale indelebile

Quando si parla di violenza sessuale spesso si toccano argomenti che concernono i sentimenti della vittima, la sua psiche, il trauma subìto dal quale difficilmente ci si libererà.

Tutto ciò è senz’altro vero, ma c’è un’altra parte della storia di cui spesso non si fa cenno: il disagio fisico. Gli esami successivi alla violenza sono quanto di più sgradevole per una donna, eppure necessari: i tamponi vaginali, il prelievo di materiale biologico e, a volte, le ferite che residuano per giorni.

Tutto ciò si unisce a quell’aspetto psicologico che fa della violenza sessuale una delle peggiori esperienze che una donna possa subire.

Tags: Diritto Penale, Genzano

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