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Nelle prime ore del 28 novembre 2015, i Carabinieri della Compagnia di Velletri, in collaborazione con gli Agenti del locale Commissariato della Polizia di Stato procedevano all’arresto di un cittadino albanese di 43 anni, autore dell’omicidio del giovane commercialista di Velletri, Francesco Pennacchi, colpevole di aver fatto troppa baldoria la sera del 27 novembre e per questo accoltellato a morte in una palazzina di Via dei Volsci.

La mente umana pare proprio non esser più abituata alla tolleranza, all’accondiscendenza e, più in generale, al vivere civile e al sapersi relazionare con terze persone che necessariamente fanno parte del nostro mondo.

Quello dell’omicidio di Velletri non è purtroppo il primo caso in cui la follia omicida è stata fatta scattare da un banale diverbio tra vicini, da rumori più o meno mal sopportati dagli abitanti dello stesso pianerottolo.

Come non ricordare a tal proposito la ferocia dei coniugi di Erba, che senza alcuno scrupolo distruggevano un’intera famiglia, ivi compreso un bambino di due anni, soltanto perché esasperati dalla confusione proveniente dall’appartamento del piano superiore.

L'aggressione del fornaio di Velletri

Quella sera del 27 novembre 2015, il giovane commercialista si trovava nel suo studio, sito al quarto piano di una palazzina in Via dei Volsci a Velletri, ove si era intrattenuto oltre l’orario di lavoro con un paio di amici, fino quasi a mezzanotte.

Ma evidentemente le chiacchiere fatte in quell’occasione dai tre ragazzi risultavano essere troppo chiassose per uno dei vicini, il quale, fortemente infastidito dal disturbo a suo dire arrecatogli, non esitava a bussare pesantemente alla porta dello studio di Francesco Pennacchi per iniziare una discussione che sarebbe culminata in una tragedia.

Secondo una prima ricostruzione, pare che sia nata un’accesa discussione verbale, durante la quale il vicino, un cittadino albanese di 43 anni, estraeva un coltello e lo piantava all’altezza del torace del suo interlocutore; il tutto alla presenza anche degli amici di quest’ultimo, colpevoli anch’essi del presunto chiasso effettuato.

L’omicida si dava immediatamente alla fuga, mentre gli amici della vittima tentavano di trasferirlo immediatamente al pronto soccorso del paese di Velletri, al fine di evitare tragiche conseguenze.

Ma il destino compie il suo corso. Sempre.

Saliti sull’ascensore, questo si bloccava all’altezza del secondo piano e i tre rimanevano intrappolati in attesa dei soccorsi, con le condizioni di Francesco che con il passare del tempo si facevano sempre più gravi.

Al momento del loro intervento, le forze dell’ordine, seguite dal personale del 118 e dai Vigili del Fuoco, udivano delle urla provenire proprio dal vano ascensore e soltanto dopo vari tentativi e manovre riuscivano a sbloccare la cabina e a liberare i tre uomini. Il giovane commercialista si trovava sul pavimento dell’ascensore, privo di coscienza, in una pozza di sangue.

Veniva immediatamente trasportato presso il pronto soccorso dell’ospedale civile di Velletri, me era troppo tardi.

Poco dopo il suo cuore smetteva di battere.

Indagini della polizia giudiziaria di Velletri

In base alla ricostruzione fatta dalla polizia giudiziaria, subito dopo la mezzanotte di quel 27 novembre, era giunta una richiesta di intervento al 112 in cui si segnalava una violenta lite verbale poi degenerata in Via dei Volsci a Velletri.

Una volta intervenuti sul posto e dopo essersi rese conto della gravità di quanto accaduto, le forze dell’ordine si attivavano subito al fine di comprendere le dinamiche dell’evento e individuare il presunto colpevole dell’accoltellamento che, grazie anche a quanto riferito dagli amici della vittima presenti durante tutto l’episodio, non poteva pensare di farla franca.

In poco tempo l’autore del fatto veniva identificato in L.P., fornaio albanese da molto tempo residente a Velletri, occupante l’appartamento adiacente allo studio del commercialista.

Si attivavano subito le ricerche dell’uomo, non presente presso la sua abitazione, ove si trovavano la moglie e la figlia.

Egli veniva rintracciato poche ore dopo l’accaduto a circa 500 metri dal luogo dell’evento e, in un tombino a poca distanza dall’abitazione di Via dei Volsci, la polizia giudiziaria rinveniva anche l’arma del delitto, ossia un coltello da cucina con una lama della lunghezza di 20 cm.

Nelle prime ore del mattino del 28 novembre, il fornaio subiva un lungo interrogatorio, condotto dal sostituto Procuratore della Repubblica di turno Giuseppina Corinaldesi e, dopo ave risposto a numerose domande, ammetteva le proprie responsabilità, confessando di aver ferito con un coltello il giovane commercialista, mosso dall’ira per la troppa confusione effettuata a tarda sera.

L'arresto nel carcere di Velletri

Nel caso di specie è ovvio che l’arrestato, rinchiuso nella casa circondariale di Velletri in esecuzione della misura cautelare applicata, subirà un processo per omicidio, con ogni probabilità per omicidio volontario. Il capo di imputazione sarà noto soltanto al termine dell’attività di indagine.

Ma, per quanto tutto possa sembrare scontato, condanna compresa agli occhi dei profani, non è detto che le cose andranno come ci si aspetta.

Vi sono molti elementi da chiarire.

Anzitutto, al fine di comprendere se vi fosse o meno volontarietà fin dal momento in cui il cittadino albanese aveva deciso di bussare alla porta del vicino, è necessario capire se avesse già il coltello con sé; elemento questo che sarebbe senz’altro significativo in termini di intensità volitiva del gesto.

In secondo luogo, c’è un ulteriore fattore che senz’altro rema a favore del presunto colpevole, ossia il malfunzionamento dell’ascensore.

Cosa sarebbe accaduto se Francesco Pennacchi fosse stato soccorso secondo gli ordinari tempi di intervento del 118 o comunque non avesse dovuto attendere che i Vigili del Fuoco operassero al fine di tirarlo fuori dal vano ascensore?

Si tratta di un elemento su cui certo con poteva incidere la volontà del fornaio e che, dunque, potrebbe rappresentare una concausa dell’evento o, se si dimostrasse che di per sé la ferita non era idonea a causare la morte, potrebbe essere riconosciuta come causa esclusiva dell’evento.

Va ricordato che l’art. 41 c.p. dispone che il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra la azione od omissione e l'evento; le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l'evento. In tal caso, se l'azione od omissione precedentemente commessa costituisce per sé un reato, si applica la pena per questo stabilita.

Soltanto il processo potrà chiarire questi aspetti e svelare quelle che saranno le tesi degli avvocati della difesa e del pubblico magistrato per l'accusa.

L'irrazionalità del gesto

Un episodio drammatico, che ha spezzato una vita per futili motivi. Pur tra i dubbi relativi alla dinamica dell’evento, ciò che è certo è l’irrazionalità del gesto o, forse, la troppa malignità che si nasconde dietro di esso.

Secondo la fidanzata di Francesco, intervenuta sull’argomento con dichiarazioni del 21 dicembre 2015, non vi fu alcuna lite, nessun diverbio sfociato in tragedia, semplicemente un gesto premeditato, il c.d. abbraccio albanese, una sola coltellata al torace, alla parte destra, senza che nessuno se ne potesse rendere conto. Un gesto che merita la più severa delle pene e che sarebbe sintomatico della personalità criminale dell’albanese.

La fidanzata descrive Francesco Maria come un uomo dai sani valori, un uomo d’altri tempi, che svolgeva tre lavori per poter ottenere uno stipendio.

Una vita conclusasi troppo presto per mano di chi, con ogni probabilità, sarà qualificato da un processo penale quale spietato assassino.


Aggiornamento: il 25 Novembre l'omicida è stato condannato a 30 anni di reclusione, in seguito al rito abbreviato.

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Tags: Velletri, Diritto Penale

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