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Nei primi giorni di gennaio 2016 un Avvocato veniva arrestato e denunciato per minaccia e porto abusivo di arma bianca dal Commissariato Appio di Roma, i cui agenti erano intervenuti poco prima per sedare una lite che poteva trasformarsi in tragedia.

Quando si ha a che fare con l’Autorità Giudiziaria e con le forze di polizia di solito ci si aspetta di avere accanto un difensore che faccia i nostri interessi e che ci difenda al meglio, standoci vicino per combattere fianco a fianco le ingiustizie che stiamo subendo ovvero per far valere i nostri diritti.

Agli occhi del cliente l’avvocato è solo un professionista e nient’altro, che di solito guadagna troppo per il lavoro che è chiamato a fare e a cui quindi si impedirà a tutti i costi di spennarci. La parcella non va mai bene, è troppo cara, per fare cosa poi? Per scrivere una lettera? Per buttare giù due righe su un atto giudiziario e portare avanti una causa? Per due minuti trascorsi in udienza davanti al giudice che accerta un difetto di notifica e manda tutti a casa?

Queste le domande e i pensieri della persona media che si reca in uno studio legale.

Domande infondate e che non trovano mai spazio con riferimento ad altre professioni; del resto, nessuno di noi si sognerebbe mai di non pagare il medico alla fine della visita, o di contestare l’importo chiesto da un notaio all’esito di un rogito. Eppure con gli avvocati accade, non solo esistono trattative sulla parcella, ma addirittura c’è chi fa proprio finta che una parcella non sia mai stata chiesta.

Ciò da un lato è riconducibile all’inflazionamento della professione forense, che conta quasi più avvocati di quanti clienti vi possano essere, dall’altro lato vi è lo svilimento di una figura professionale come quella dell’avvocato dovuto al libero mercato, che non consente a tutti di stare a galla. In un cerchio affollato riuscirà a lavorare chi ha gli agganci migliori oppure chi applica le tariffe più basse, sino a dare la percezione al cliente che il lavoro svolto sia di poco conto.

Cedendo alla tentazione inevitabile di assecondare il rapporto domanda – offerta, che vuole la diminuzione del prezzo ogniqualvolta l’offerta sia maggiore della domanda, si finisce con lo svilire il lavoro professionale effettuato, fatto di studio, di aggiornamenti, di tempo passato a preparare gli atti e le udienze. Ecco perché, probabilmente, quando si parla di professioni di un certo tipo e tenore non ci si dovrebbe far attirare dalle sirene commerciali, ma mantenere un certo decoro che si concretizza nel non “regalare” l’attività intellettuale e l’opera professionale.

L'Aggressione dell'Avvocato

È in questo panorama che con ogni probabilità si consumava la triste vicenda che vedeva coinvolto un commerciante di Anzio e il suo avvocato, il quale arrivava ad un passo dal trasformarsi nell’assassino del suo cliente.

Il rapporto cliente – difensore era nato tempo prima con riferimento ad un furto che il commerciante di Anzio aveva subìto nel proprio esercizio commerciale. Era allora che egli si era rivolto ad un avvocato affinché lo aiutasse a risolvere la pratica con l’assicurazione, che avrebbe dovuto coprire tutti i danni occorsi all’esercizio.

Ed è proprio così che andavano le cose. I due, una volta trovato l’accordo con la compagnia assicurativa, si davano appuntamento presso la Stazione Termini di Roma per recarsi insieme a ritirare l’assegno con l’importo per il risarcimento presso l’ufficio liquidazione dell’assicurazione.

Una volta usciti con l’assegno in mano, il difensore pretendeva di essere immediatamente pagato dal suo cliente per l’attività professionale svolta, ma, al momento in cui il commerciante prendeva tempo, dicendo che avrebbe provveduto al compenso dell’onorario dopo l’incasso dell’assegno, l’avvocato, accecato dalla rabbia, estraeva un coltello e si scagliava contro il proprio cliente, mancando il tiro per un soffio.

Fortunatamente, l’intervento tempestivo di un collega avvocato e l’arrivo delle forze dell’ordine chiamate dal commerciante, evitavano il verificarsi del peggio e calmavano l’ira del legale, che veniva subito accompagnato presso gli uffici del Commissariato Appio.

Minaccia e porto abusivo di armi

Qui veniva formalizzata l’accusa di minaccia e di porto abusivo di armi.

Il delitto di minaccia è contemplato dall’art. 612 c.p., che sancisce la pena della multa fino a 1.032 euro per chi minaccia ad altri un danno ingiusto; perché si possa procedere è necessaria la querela della persona offesa.

La pena è invece della reclusione fino ad un anno e si procede d’ufficio se la minaccia è grave o è fatta in uno del modi indicati nell’art. 339 c.p., ossia con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte.

Il porto abusivo di armi è viceversa punito dall’art. 699 c.p., che applica la pena dell’arresto da tre a diciotto mesi a chiunque, senza la licenza dell’Autorità, quando la licenza è richiesta, porta un’arma fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa. Quando invece la licenza non è ammessa, la pena è dell’arresto da tre a diciotto mesi ed è aumentata quando il fatto è commesso in un luogo ove vi sia adunanza di persone, o di notte in un luogo abitato.

Il modo legale di recuperare la parcella

È di tutta evidenza che il gesto dell’avvocato sopra riferito non costituisce di certo la giusta via da seguire nel caso in cui un cliente non onori la parcella del professionista.

La legge a tal proposito consente di seguire una procedura abbastanza rapida, che è quella del procedimento monitorio, o per decreto ingiuntivo.

Dopo aver inviato una lettera di diffida e messa in mora è possibile infatti rivolgersi al Tribunale per ottenere un’ingiunzione di pagamento nei confronti del debitore. L’art. 633 c.p.c. prevede che su domanda di chi è creditore di una somma liquida di danaro, il giudice competente pronuncia ingiunzione di pagamento, tra le altre ipotesi, se il credito riguarda onorari per prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese fatte da avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro ha prestato la sua opera in occasione di un processo.

Una volta ottenuto il decreto ingiuntivo questo andrà notificato al debitore, che se non farà opposizione entro 40 giorni dalla data di ricezione vedrà formarsi nei suoi confronti un titolo esecutivo idoneo per pignorare i suoi beni.

Resta inteso che chi non ha nulla da perdere non perderà nulla.

Spese legali nell'assegno dell'assicurazione

In un caso come quello del commerciante di Anzio, che ha incassato un assegno dall’assicurazione, usualmente sono coperte dalla compagnia anche le spese legali, che possono essere contenute nella liquidazione o distratte direttamente in favore del difensore.

Le strade sono due: o l’avvocato, che si fida del cliente, gli fa incassare l’assegno che contiene anche il suo onorario, nella speranza che poi gli venga girato, o si fa pagare direttamente dall’assicurazione, che a quel punto emetterà due assegni separati; soluzione preferibile quando non si è completamenti certi della buona fede del proprio assistito.

È necessario saper scegliere la strada giusta da percorrere, anche se, a volte, la via è dettata da ragioni fiscali: il pagamento diretto da parte dell’assicurazione necessiterà di contestuale fattura, mentre il pagamento da parte del cliente potrebbe anche avvenire in contanti. Questa è la realtà.

Tutto ciò ci rinvia sempre alla stessa domanda, quanto sei disposto a pagare per l'assistenza di un buon avvocato?

Tags: Anzio , Diritto Penale

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