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grottaferrata pubNel marzo del 2015 è giunta la sentenza della prima Corte d’Assise di appello di Roma che, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha condannato a sedici anni di reclusione, per omicidio e per tentato omicidio, Stefano Conti, nonché a quattro anni di reclusione per rissa Mirko Scarrozza.

Le pene appaiono ridotte rispetto a quanto era stato deciso dalla Corte d’Assise di Roma in primo grado, in quanto il Conti era stato condannato a diciannove anni di reclusione, mentre a Mirko Scarrozza era stata inflitta una pena di 14 anni e mezzo di reclusione, essendo stato in primo grado condannato, oltre che per rissa, anche per il reato di omicidio, dal quale in appello è stato scagionato.

La Corte d’Assise d’appello ha invece confermato le pronunce di condanna per Ferdinando Francioni e Cristian Bernacchia, che dovranno scontare rispettivamente due anni e un anno di reclusione per il reato di rissa.

Una comune serata al Pub a Grottaferrata sfociata in tragedia

L’episodio risale al 15 gennaio 2011, quando un ragazzo di ventuno anni di Ciampino, Alessio Di Pietro, decideva di recarsi a Grottaferrata per trascorrere la serata di quel venerdì insieme alla sua fidanzata Maria e ad alcuni amici di Marino, tra cui Ferdinando Francioni e sua moglie.

I quattro sceglievano per la loro serata il pub Derby’s, situato su Viale XXIV maggio a Grottaferrata, noto alle giovani generazioni e non solo per la bellissima Terrazza su Roma, dalla quale è possibile ammirare un panorama mozzafiato su tutto il perimetro della capitale. Ogni fine settimana il pub si riempie di ragazzi e adulti che da tutte le aree dei castelli romani, ma anche da Roma, decidono di godersi questo bellissimo scenario davanti a una buona birra.

Quel venerdì però sarebbe stato diverso dagli altri; non tutti avrebbero lasciato il locale per tornare serenamente a casa. Ci sarebbe stata una rissa e il giovane Alessio Di Pietro non avrebbe mai più visto la sua famiglia.

Un battibecco con altri ragazzi… insulti e infine un coltello

Secondo la ricostruzione fatta dai Carabinieri intervenuti subito sul posto, la comitiva di ragazzi avrebbe iniziato nel corso della serata a “beccarsi” con altri ragazzi presenti nel locale. Non è ben chiara la dinamica dei fatti e quale sia stato l’episodio scatenante; forse un apprezzamento troppo esplicito a una delle ragazze, una spallata data con un po’ più di vigore nella calca del locale o magari uno sguardo interpretato male. Fatto sta che le due comitive si trovavano in breve tempo fuori dal locale, in quella che sarebbe diventata una rissa mortale.

Prima gli insulti nel parcheggio e poi le minacce perpetrate con bottiglie e bicchieri rotti alla mano, infine, uno dei partecipanti allo scontro tirava fuori un coltello e senza che ci fosse il tempo di rendersi conto di quanto stava accadendo Alessio Di Pietro cadeva in terra, tra le braccia della fidanzata Maria, sanguinante.

L’orologio segnava quasi le due del mattino; subito tra le decine di persone intervenute dopo aver sentito le urla vi era chi provvedeva a chiamare i soccorsi, ma non c’era più nulla da fare, il giovane dopo poco moriva presso l’Ospedale di Frascati, a soli ventuno anni.

Nel corso della rissa, inoltre, riportava delle ferite anche l’amico di Alessio, Ferdinando, immediatamente ricoverato presso il Policlinico Tor Vergata per un colpo all’addome e successivamente denunciato per rissa.

Arrestati tre ventenni di Tor Bella Monaca

Ad intervenire nell’immediatezza dei fatti erano i Carabinieri del Gruppo e della Compagnia di Frascati, i quali procedevano subito all’arresto dei tre ventenni di Tor Bella Monaca, costituenti il gruppo che si era contrapposto a quello di Alessio. Questi erano già noti alle forze dell’ordine per un coinvolgimento in reati relativi alla detenzione e allo spaccio di stupefacenti; qualche mese prima l’omicidio i tre erano stati infatti coinvolti in un’operazione antidroga che aveva interessato anche Alessandro Sardelli, alias «Svastichella», che a sua volta aveva già riportato una condanna a quattro anni di reclusione per l’aggressione ad un ragazzo omosessuale consumatasi all’Eur.

Tutto tranne che giovani raccomandabili e di buona famiglia

I tre, tra cui vi era anche il killer, venivano tratti in arresto quella stessa sera presso le rispettive abitazioni, in quanto subito dopo aver colpito Alessio Di Pietro si erano allontanati sulla macchina BMW di uno di questi.

Il lavoro dei Carabinieri proseguiva poi nel corso delle giornate successive con interrogatori e sopralluoghi sul luogo del delitto, che nel frattempo era stato sottoposto a sequestro giudiziario, e conduceva all’identificazione di un quarto ragazzo coinvolto nella rissa, amico di Alessio, il quale si era allontanato subito dal pub, anche lui incriminato per rissa.

La sentenza di Primo Grado

Dei superiori fatti si occupava la Corte d’Assise di Roma, competente per territorio, chiamata a decidere su diversi capi di imputazione a carico di tutti i ragazzi coinvolti, dal reato di rissa a quello di omicidio.

L’omicidio volontario e la Rissa nel nostro ordinamento

Giova ricordare che per l’omicidio volontario l’art. 575 c.p. prevede l’inflizione di una pena non inferiore agli anni ventuno, che può poi subire delle riduzioni per l’eventuale riconoscimento di circostanze attenuanti specifiche o di circostanze attenuanti generiche.

Per il reato di rissa invece l’art. 588 secondo comma c.p. stabilisce che, se nella rissa taluno rimane ucciso o riporta una lesione personale la pena, per il solo fatto di aver partecipato alla rissa, è della reclusione da tre mesi a cinque anni.

Le condanne per omicidio e rissa

Sulla base di ciò, la Corte d’Assise condannava alla pena della reclusione ad anni 19 Stefano Conti e alla pena della reclusione di 14 anni e mezzo Mirko Scarrozza, ritenuti i responsabili dell’omicidio di Alessio Di Pietro.

Gli altri, Ferdinando Francioni e Cristian Bernocchia, subivano invece una condanna rispettivamente ad anni due e ad anni uno di reclusione per il solo reato di rissa.

Pena ridotte in Secondo Grado

Successivamente, all’esito del secondo grado di giudizio, la Corte d’Assise d’appello ha confermato queste due ultime condanne per rissa, riducendo la pena per Ferdinando Francioni a 16 anni di reclusione e per Cristian Bernocchia a 4 anni di reclusione, riconoscendo questo come colpevole del solo reato di rissa ma non di omicidio, ad avviso della Corte consumato soltanto dal Francioni.

Una banale scazzottata finita in tragedia

Uscire a bere una birra e non tornare a casa. I progetti sentimentali, lavorativi e di studio in fumo per una banale scazzottata, come ce ne sono molte e dalle quali purtroppo spesso non si riesce a tirarsi indietro.

A ventuno anni non si riesce a trattenersi dal mostrare tutto il risentimento e la ferita dell’orgoglio per una frase detta male, per uno sguardo ricevuto che potrebbe sembrare offensivo. È un’età in cui guardare la fidanzata di qualcun altro rappresenta un’onta insuperabile, da lavare con pugni e calci e, a volte, addirittura anche con il sangue.

Certo, non si sa mai con chi ci si imbatterà; di sicuro chi va in giro con un coltello e ha già avuto a che fare con la giustizia, benchè in giovane età, non rappresenta esattamente il damerino con un alto grado di istruzione e un raffinato modo di comportarsi. A volte fare la voce grossa con chi non proviene da Cambridge si può rivelare assai rischioso.

E lo ha scoperto Alessio, che non avrebbe dovuto lasciarsi coinvolgere in una rissa, ma che certamente non meritava di morire per questo.

 È inutile fare sterili riflessioni su come dei giovani ragazzi possano bruciare la loro vita in un lampo, senza rendersene conto, come ha fatto anche Stefano, colpevole di omicidio, la cui esistenza non sarà più quella che avrebbe potuto essere.

Semplicemente ci sono persone che vanno incontro al proprio destino, a venti come a trenta come a cinquant’anni. 

Tags: Diritto Penale, Grottaferrata

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