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Colonna sfruttamento della prostituzioneNel febbraio 2010 i Carabinieri di Colonna procedevano all’arresto di due persone di nazionalità romena, madre e figlio rispettivamente di 43 e 18 anni, i quali venivano scoperti a gestire una vera e propria prigione per ragazze, in cui costringevano giovani donne alla prostituzione; il capo famiglia al momento dell’arresto riusciva a darsi alla fuga.

I due venivano tradotti nella casa circondariale di Roma Rebibbia e accusati di favoreggiamento, sfruttamento e induzione alla prostituzione.

Prostituzione a Colonna, in silenzio

In un paesino di circa 4.000 abitanti ci si conosce tutti, si conservano i segreti l’uno dell’altro e si sa perfettamente quali sono gli uomini che si dilettano nella lussuria, anche a pagamento.

Eppure a volte alcune sfumature sfuggono anche alle persone più curiose, a quelle persone che, magari avendo molto tempo a disposizione, sono più attente a ciò che fanno gli altri. Ci sono però volte in cui semplicemente ci si gira dall’altra parte di fronte a qualcosa che non si vuole vedere e capire, o che non si vuole troppo approfondire per non sentirsi coinvolti e, forse, anche un po’ colpevoli.

L’illusione che le donne fossero consenzienti… un alibi pericoloso

Chissà cosa avranno pensato gli abitanti di Colonna di quella casa nei cui dintorni gli uomini si recavano a soddisfare le proprie voglie, ove svolgevano la propria attività di meretricio ragazze anche molto giovani, messe a disposizione dei bisogni della clientela. Probabilmente si pensava che fosse l’ennesimo luogo in cui i mariti incorruttibili del paese andavano a trovare un po’ di svago e ad interrompere la propria routine quotidiana con donne perfettamente consenzienti, ben contente di guadagnare somme anche importanti, quelle somme che il mestiere più antico del mondo da sempre assicura.

Ma così non era.

Come schiave, comprate sfruttate e trattate come animali

Quelle ragazze che di giorno si trovavano in quella casa e di notte passeggiavano lungo le strade del paese in cerca di clienti non erano certo persone che avevano scelto quel tipo di vita. Semplicemente erano costrette, trovandosi in uno stato di subordinazione e coartazione fisica e psichica, ad adeguarsi ai desideri e alle volontà dei propri carcerieri.

Trattate alla stregua degli animali da cortile, sfruttate soltanto per il loro corpo e comprate come un oggetto qualsiasi, attraverso cui fare dei soldi e ingrassare le proprie tasche.

A mettere in piedi tali oscenità, come detto, una famiglia di origine romena, composta da padre, madre di 43 anni e figlio giovanissimo, di soli 18 anni, che senza alcun tipo di scrupolo percuotevano e picchiavano queste ragazze inermi, portate via dai loro luoghi di infanzia ed entrate in un circolo vizioso dal quale difficilmente senza l’intervento dei Carabinieri si sarebbero potute tirar fuori.

Due giovani comprate e costrette a prostituirsi a Colonna

Dopo un’attività investigativa che aveva ad oggetto la famiglia suddetta, i Carabinieri di Colonna riuscivano a scoprire lo sfruttamento di due ragazze, una di 23 anni e l’altra di 30.

La storia di queste giovani donne emersa a seguito degli accertamenti era delle più drammatiche. Esse erano infatti state comprate dalla famiglia romena da trafficanti di esseri umani, dediti alla tratta di uomini e donne e alla loro rivendita a persone interessate per i più svariati scopi, dalla costrizione alla prostituzione sino all’ancor più raccapricciante utilizzo degli organi.

Di giorno segregate nel pollaio e la sera sulla strada a prostituirsi

Nel corso del blitz, le forze dell’ordine trovavano le giovani donne nel pollaio dell’abitazione, ove erano obbligate a passare le giornate in attesa che arrivassero la sera e le ore lavorative. Precipitate in un incubo in cui, al pari degli animali, erano costrette in un recinto maleodorante, in cui si tenevano compagnia a vicenda tentando di non cedere alla più totale disperazione.

La sera gli aguzzini arrivavano puntuali per trasferire le ragazze sul posto di lavoro, dove erano obbligate a prostituirsi per l’esclusivo profitto della famiglia dell’orrore.

Tutto ciò finiva soltanto con l’intervento dei Carabinieri, i quali tuttavia nel corso delle operazioni dirette all’arresto degli autori, non riuscivano a catturare il capofamiglia, il quale la spuntava dandosi alla fuga. In quell’occasione venivano però arrestati la donna e il figlio.

Le due ragazze erano immediatamente trasferite presso un centro di prima accoglienza e antiviolenza della città di Roma.

I reati che riguardano la prostituzione ancora disciplinati dalla Legge Merlin

Il capo di imputazione elevato nei confronti della famiglia di origini romena era di favoreggiamento, sfruttamento e induzione della prostituzione.

Tali ultimi reati sono disciplinati dalla c.d. legge Merlin, legge 20 febbraio 1958 n. 75, la quale all’art. 3 prevede la pena della reclusione da due a sei anni e la multa da 260 a 10.400 euro, tra gli altri, per chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la prostituzione, o ne agevoli a tal fine la prostituzione; per chiunque induca una persona a recarsi nel territorio di un altro Stato o comunque luogo diverso da quello della sua abituale residenza, la fine di esercitarvi la prostituzione ovvero si intrometta per agevolarne la partenza; per chiunque esplichi un'attività in associazioni ed organizzazioni nazionali ed estere dedite al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione od allo sfruttamento della prostituzione, ovvero in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo agevoli o favorisca l'azione o gli scopi delle predette associazioni od organizzazioni; da ultimo, per chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui.

La pena è raddoppiata ogniqualvolta le superiori fattispecie siano consumate con violenza, minaccia o inganno.

Ignorata la riduzione in schiavitù

Non veniva contestato invece il delitto di riduzione in schiavitù, che pure avrebbe potuto trovare spazio in un episodio di siffatta natura. Esso è disciplinato dall’art. 600 c.p., che sanziona chiunque eserciti su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduca o mantenga una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportino lo sfruttamento, ovvero a sottoporsi al prelievo di organi; la pena applicata è quella della reclusione da otto a venti anni.

A quanto pare però non si è ritenuto che sussistessero i presupposti per una tale contestazione, la quale senz’altro avrebbe garantito una pena maggiore sotto il profilo quantitativo, in quanto si sarebbe cumulata con l’imputazione già elevata relativa allo sfruttamento della prostituzione e avrebbe importato l’applicazione dell’art. 81 c.p. in tema di reato continuato, per cui sarebbe stata irrogata la pena prevista per il reato più grave aumentata sino al triplo.

Reati odiosi che generano nausea

Nel caso di specie vengono in rilievo dei reati che sono tra i più odiosi previsti dal codice penale, in quanto ai delitti contestati e a quelli sopra indicati che potevano essere contestati agli autori dei fatti, si sommano anche quelli commessi dai “venditori” delle ragazze, colpevoli certamente del delitto di tratta di persone, punito nel nostro ordinamento dall’art. 601 c.p.

E infatti, secondo detta norma, è punito con la reclusione da otto a venti anni chiunque recluta, introduce nel territorio dello Stato, trasferisce anche al di fuori di esso, trasporta, cede l'autorità sulla persona, ospita una o più persone che si trovano nelle condizioni di cui all'articolo 600, ovvero, realizza le stesse condotte su una o più persone, mediante inganno, violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di vulnerabilità, di inferiorità fisica, psichica o di necessità, o mediante promessa o dazione di denaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorità, al fine di indurle o costringerle a prestazioni lavorative, sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportano lo sfruttamento o a sottoporsi al prelievo di organi.

Si tratta di una vicenda che non può che suscitare un certo senso di nausea, per tutto ciò che vi gira intorno, specie se ci si ferma a pensare che, purtroppo, non sono poche le persone che dedicano la propria vita a questo tipo di attività. 

Tags: Diritto Penale, Colonna

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